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Kunstmuseum Mendrisio


Piazza San Giovanni
6850 Mendrisio
Tel.: 091 640 33 59
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Öffnungszeiten:

Di-Fr 10.00-12.00
u. 14.00-17.00 Uhr
Sa, So 10.00-18.00 Uhr

Imre Reiner: Labyrinths of Form

13.10.2012 - 06.01.2013

Imre Reiner nasce a Versec, in Ungheria, nel 1900. Ancora bambino, viene avviato all’attività artistica dal padre, scultore e incisore. Compie la sua formazione accademica a Stoccarda tra il 1921 e il 1923, allievo di Ernst Schneidler, che gli trasmette la passione per l’arte della tipografia. Risalgono già al 1921 le prime illustrazioni di libri. Il 1923 è prima segnato dall’incontro con Paul Klee e poi dalla partenza alla volta degli Stati Uniti, New York e Chicago, dove trova lavoro come operaio di fabbrica. Rientra in Europa dopo due anni e si stabilisce a Parigi. Qui il suo lavoro artistico conosce un momento di grande sviluppo grazie anche alla frequentazione assidua del Louvre, al suo interesse per le antiche arti etrusca e cinese, oltre che per l’opera di Chardin e di Poussin. Inizia a esporre con continuità. Si muove tra Stoccarda, la Francia del Nord e la Toscana. A Parigi sposa nel 1930 Hedwig Bauer, pittrice, dalla quale avrà due figli. Scopre il villaggio di Ruvigliana, nei paraggi di Lugano, e lì prende dimora dal 1931 per il resto della sua vita. Vive ritirato, assiduo nel lavoro. La quotidianità di Ruvigliana viene interrotta solo sporadicamente da lunghi soggiorni a Londra, a Basilea e a Parigi. La sua opera viene conosciuta in Ticino solo a partire dal 1964, grazie alla Biennale internazionale di grafica Bianco e nero; poi attraverso tre mostre alla Galleria Mosaico di Chiasso (1969, 1973 e 1974). Nel 1974 gli viene dedicata una vasta retrospettiva sull’opera pittorica negli spazi museali della Malpensata a Lugano; quindi nel 1980 sull’opera dell’illustratore nelle sale della Biblioteca Cantonale sempre a Lugano. Continua la sua infaticabile attività artistica fino al 1982, quando è stato costretto a smettere ogni attività artistica a causa della progressiva perdita della vista. Poco prima della morte, avvenuta nel 1987, il Museo d’arte di Mendrisio lo celebra con una vasta mostra antologica.
Spunto dell’odierna retrospettiva è la pubblicazione di un volume curato da Ottavio Besomi, che raccoglie 178 lettere figurate, in cui il disegno si unisce alla scrittura. Presentata la scorsa primavera alla Graphische Sammlung dell’ETH di Zurigo, ma ampliata e riveduta per gli spazi del Museo di Mendrisio, questa mostra è l’occasione per riproporre la figura dell’artista ungherese mettendo in luce attraverso le tecniche predilette – olio, tecnica mista su carta, illustrazione, tipografia – la sua maestria e originalità creativa. Pagina 2 La mostra si suddivide in varie sezioni: una dedicata alle lettere, dalle quali si parte per indagare nei soggetti prediletti dall’artista; in un’altra sono esposti i libri illustrati da Reiner tra il 1921 e il 1985 (Aristofane, Donne, Goethe, Nerval, Rilke, Kleist, Walser, Hölderlin…) insieme ad alcune tecniche miste “goethiane”, mentre uno spazio è destinato a un velocissimo sguardo cronologico sull’opera. Gli ultimi decenni di attività sono rappresentati da una scelta di tecniche miste e da una serie di lavori incentrati sulla figura mitica di Dedalo. La mostra è accompagnata sia dalla recente pubblicazione sulle lettere figurate di Ottavio Besomi, che da un catalogo per la collana “Chiostro dei Serviti” con testi di Simone Soldini, Antonio Rossi, Matteo Bianchi e Michele Reiner.

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